Cola di Rienzo


di:
Estremi anagrafici:

1313-1354.



Durata cronologica della dominazione:

20 maggio 1347- 15 dicembre 1347; 1 agosto 1354 - 8 ottobre 1354.



Espansione territoriale della dominazione:

Roma e il suo distretto.

Origine e profilo della famiglia:

E’ figlio di modesti artigiani, il padre taverniere la madre lavandaia (“de vasso lennaio” dice l’Anonimo romano).


Titoli formali:

Tribuno del popolo dal 24 maggio 1347 al 15 dicembre 1347; Senatore dal 1 agosto 1354 all’8 ottobre 1354.


Modalità di accesso al potere:

Cola di Rienzo è probabilmente l’unico esempio, nella storia delle città comunali, di un uomo di modestissima origine diventato Signore della propria città grazie alle sue doti intellettuali e alla sua capacità di convincere una parte significativa della popolazione cittadina della bontà del suo programma politico. Cola fu infatti acclamato rettore della città dai romani riuniti sulla piazza del Campidoglio, il 20 maggio 1347,  al termine di una lunga campagna di propaganda durante la quale usò tutte le sue doti di “comunicatore” per convincere la popolazione della necessità di procedere a profonde riforme politiche. Utilizzò poi le ultime settimane che precedettero la salita sul Campidoglio per assicurarsi il sostegno di un ceto molto influente di imprenditori e professionisti.

Tutt’altre sono le condizioni nelle quali Cola tornò  al potere per poco più di due mesi nel 1354. La sua nomina a senatore di Roma era una mossa del legato pontificio Sanchez Albornoz che intendeva utilizzare la popolarità dell‘ex tribuno per riportare la pace tra le fazioni romane.


Legittimazioni:

Il parlamento che si riunì piazza del Campidoglio il 20 maggio 1347 e conferì il potere a Cola era stato convocato al termine di una giornata che aveva visto la folla occupare il Campidoglio e cacciare gli ufficiali del comune. Aldilà della questione di sapere se la convocazione di tale parlamento è stata fatta in modo regolare o meno, non c’è tuttavia dubbio che l’arrivo di Cola al potere rispondeva alle attese di gran parte della popolazione romana. Al parlamento assisteva il vicario del papa a Roma, che prese con Cola il titolo di rettore della città, titolo che fu poi confermato dal papa anche se nel frattempo Cola aveva assunto quello di tribuno del popolo.

Tornato al potere nel 1354 con la carica di senatore conferitagli dal legato pontificio, Cola non poteva certamente vantare la stessa legittimità politica anche se ricevette da parte dei romani un’accoglienza trionfale che testimonia della popolarità persistente dell’ex tribuno.


Caratteristiche del sistema di governo:

L’azione di Cola a capo del comune romano è una perfetta illustrazione, in tutti i campi, della politica attuata dai regimi di popolo, sia a Roma che in tutte le altre città dell’Italia comunale. Cola stesso è, per molti aspetti della sua personalità e delle sue aspirazioni, un prototipo particolarmente compiuto di grande leader popolare, paragonabile, per non uscire dall’area centro italica, al fiorentino Giani Della Bella o al perugino Legerio Andreotti. Per quanto riguarda il suo modo di governare, è del tutto probabile, anche se la carenza di fonti documentarie a Roma non consente di emettere un giudizio categorico su questo punto, che Cola abbia agito nel rispetto delle norme statuarie e che i consigli abbiano quindi potuto esercitare le loro normali prerogative. C’è tuttavia da scommettere che la popolarità di Cola, il suo carisma, la sua eloquenza e la sua forza di convinzione, in altre parole tutte le doti che fanno di Cola un personaggio del tutto eccezionale abbiano conferito al tribuno un’enorme superiorità nei confronti dei consigli e gli abbiano consentito di governare senza nessun ritegno di natura istituzionale.

Impossibile, in mancanza di fonti, formulare un giudizio sul suo modo di governare nei due mesi della sua senatoria.


Sistemi di alleanza:

Dapprima cauto nei confronti del papato, di cui cerca di non urtare la suscettibilità, Cola deve rapidamente fare i conti con la crescente ostilità della curia nei suoi confronti e non si è privato allora di denunciare la collusione degli ambienti pontifici con i suoi peggiori nemici, vale a dire i baroni. Ma la sua maggiore preoccupazione, in materia di politica estera, era di arrivare a costituire una lega delle città comunali e la sua azione in tal senso non fu priva di successi, almeno nella prima fase del suo tribunato. Molte di esse si spaventarono quando ebbero l’impressione, non saprei dire fino a quale punto giustificata, che il tribuno aspirava al titolo imperiale e smisero allora di rispondere alle sue convocazioni.


Cariche politiche ricoperte in altre citt?:

Legami e controllo degli enti ecclesiastici, devozioni, culti religiosi:

Cola, che non aveva legami particolari con il clero o le chiese di Roma, era convinto della necessità di tutelare e persino di ricostituire i patrimoni ecclesiastici e viene accreditato di varie iniziative in tal senso. Ostentava una devozione particolare per lo Spirito Santo e dava prova, in modo più generale, di una indubbia religiosità ma non sembra che abbia compiuto gesti di generosità a favore di determinate chiese o istituzioni religiose di Roma.


Politica urbanistica e monumentale:

Politica culturale:

Consenso e dissensi:

Tutto il potere di Cola, almeno durante la fase del tribunato, deriva dal consenso che ha saputo creare intorno alla sua persona e al suo programma. Non c’è dubbio che abbia goduto, durante l’intero tribunato, di un’immensa popolarità presso i ceti più umili della popolazione. E’ invece probabile che la borghesia d’affari e la nobiltà cittadina, che lo avevano attivamente sostenuto nella sua scalata al potere, si siano poi progressivamente allontanati da lui a cause delle sue iniziative, giudicate pericolose o megalomani, nel campo della politica estera. L’unica categoria della popolazione che dall’inizio cercò di ostacolare con tutti i mezzi possibili l’azione del tribuno fu quella dei baroni, che furono anche i principali bersagli della sua politica.


Giudizi dei contemporanei:

Tra tutti i cronisti che hanno riferito della personalità e dell’azione di Cola di Rienzo, il meglio informato e il più lucido è senz’altro l’Anonimo romano, la cui cronaca è di gran lunga la fonte più ricca sull’argomento.

 


Fine della dominazione:

Caduto in una sorte di depressione, Cola si rivelò incapace di affrontare un inizio di sedizione nata nel quartiere controllato dai suoi peggiori nemici, i Colonna, e scelse, nel dicembre 1348,  di abbandonare di propria iniziativa un potere che non era seriamente minacciato. L’8 ottobre 1354, invece, fu ammazzato mentre tentava, travestito da contadino, di fuggire ad una folla inferocita e forse aizzata contro di lui dai baroni.


Principali risorse documentarie:

Bibliografia delle edizioni di fonti e degli studi:

Fondamentale la raccolta delle lettere di Cola cfr. Briefwechsel des Cola di Rienzo,  a cura di K. Burdach-P. Piur, Berlino 1913-1929. Per le altre fonti e gli studi, cfr. T. DI CARPEGNA FALCONIERI, Cola di Rienzo, Roma 2002 che costituisce anche la migliore bibliografia del personaggio. Un confronto tra Brancaleone e Cola in J.-C. MAIRE VIGUEUR, L’altra Roma. Una storia dei romani in epoca comunale (sec. XII-XIV), Torino 2011, pp. 290-296. Sempre utile E. DUPRE’ THESEIDER, Roma dal comune di popolo alla signoria pontificia (1252-1377), Roma 1952, pp. 517-654.


Apporti nuovi di conoscenza:

Note eventuali: