Dovara, Buoso da


di:
Estremi anagrafici:

1215 ca. - 1291



Durata cronologica della dominazione:

1258 - 1267



Espansione territoriale della dominazione:

Cremona, Piacenza (novembre 1266 - marzo 1267)

Origine e profilo della famiglia:

La famiglia di Buoso apparteneva alla classe dei milites e apparteneva al gruppo dirigente di Cremona già dal XII secolo. Aveva inoltre grandi possedimenti fondiari nel contado.


Titoli formali:

Durante il suo dominio Buoso ottenne i titoli di “podestà dei mercanti” nel 1258, successivamente, nel 1261, divenne “podestà perpetuo della Mercanzia” e infine, nel, 1265, “podestà e signore perpetuo dell’università dei mercanti”. All’inizio del 1267 ottenne il titolo di “Podestà e signore perpetuo di tutti gli uomini di Cittanova”, laparte guelfa e poplare della città.


Modalità di accesso al potere:

Instauratasi la signoria ghibellina del Pelavicino su Cremona, nel 1255 Buoso rientò in città dopo aver consolidato la propria signoria nel contado (Soncino e  Staffolo). Grazie al suo passato di fedele aderente dell’impero e alle sue connessione con la società cremonese venne scelto dal marchese come luogotenente a Cremona attraverso il controllo della società dei mercanti.

Il cambio di fronte nel tardo 1266 gli permise di ottenere il dominio sulla parte popolare e guelfa di Cremona, il quartiere di Cittanova. Ciò potè avvenire in quanto i cremonesi, a questo punto, temevano ormai lo scoppio della guerra civile: decisero quindi di consolidare la posizione di Buoso ampiandone i poteri.


Legittimazioni:

Il potere di Buoso venne legittimato dal conferimento della carica di podestà dei mercanti, organo popolare parallelo all’organizzazione comunale. Forzando i limiti istituzionali di questo ruolo, grazie alla protezione di Oberto Pelavicino, Buoso riusì ad imporre il proprio governo in città. Cacciato il Pelavicino alla fine del 1266, il da Dovara vide legittimato il proprio potere in città dall’appoggio papale e dall’assemblea del popolo di Cremona.


Caratteristiche del sistema di governo:

Il sistema di governo di Buoso da Dovara su Cremona è stato definito come una “signoria incapsulata” (Zorzi, p.25), perchè sviluppatosi all’interno della signoria di Oberto Pelavicino. Il marchese infatti, a capo dello “stato” pelaviciniano, preferiva che le città del suo dominio fossero governate per lui da esponenti della società locale a lui fedeli. In qesta sorta di diarchia il compito di Buoso era quello di intrattenere buoni rapporti con il popolo cremonese attraverso il controllo dell’associazione dei mercanti. Sebbene infatti il da Dovara e il Pelavicino provenissero da famiglie aristocratiche erano ben consci dell’importanza strategica dell’appoggio popolare. La politica del marchese e di Buoso fu improntata verso la pacificazione tra le parti guelfa e ghibellina e tra i milites e il popolo. A vantaggio di quest’ultimo Buoso si impegnò in politica economica cercando attraverso la crescita economica di appianare gli attriti ancora latenti nella società cremonese. A tale proposito si mosse per ottenere trattati commerciali favorevoli per la mercanzia, come l’accordo firmato con Venezia nel 1258. Inoltre, dopo un primo momento, alle famiglie esiliate venne permesso di rientrare in città (permesso non accordato però ai Cavalcabò, giudicato troppo pericolosi).

Buoso seppe sfruttare comunque la sua posizione di supremazia per accumulare un ingente patrimonio immobiliare all’interno della città di Cremona, specialmente nella zona di porta Ariberti.

Dopo il voltafaccia l’assemblea del popolo di Cittanova decretò che a Buoso venissero concessi maggiori poteri in modo che potesse mantenere la pace interna attraverso una feroce repressione degli oppositori operata anche per mezzo della distruzione dei loro beni.


Sistemi di alleanza:

Il principale asse di alleanza del da Dovara fu senza dubbio quello con il Pelavicino, che gli permise di ottenere un ruolo di primo piano su scala regionale. Fino al 1266 in genere il marchese a fare da tramite per le allenaze del da Dovara. Ad esempio, fino al 1258 Buoso fu  alleato di Ezzelino in quanto alleato di Oberto. La rottura tra i due grandi signori, che portò alla battaglia di Cassano d’Adda, provocò la rottura anche tra Ezzelino e il da Dovara.

Tuttavia i rapporti con il Pelavicino non sempre furono pacifici. Nel 1261 il marchese tentò di sottrarre Orzinuovi alla signoria di Buoso ma venne sventato dall’intervento di questi. La frattura tra i due divenne più ampia nel 1265 quando, con l’arrivo in Italia di Carlo d’Angiò il fronte guelfo si ricompattò contro il Pelavicino, Buoso e Manfredi di Sicilia. Con lungimiranza politica Buoso comprese che per il fronte ghibellino i giorni erano contati decise di initavolare trattative con il pontefice (non è sicurà la notizia, ripresa da Dante nella Commedia, che facilitò l’attraversamento dell’Oglio da parte di Carlo d’Angiò). Nel 1266, grazie all’appoggio dei legati pontifici riuscì ad allontanare il suo antico protettore da Cremona.


Cariche politiche ricoperte in altre citt?:

Prima di diventare signore di Cremona, Buoso ricoprì incarichi podestarili per conto di Federico II nel circuito delle città ghibelline. Contemporaneamente andò arricchendo le sue propietà diventando signore di alcuni centri minori del contado di Cremona e di Brescia.


Legami e controllo degli enti ecclesiastici, devozioni, culti religiosi:

Il rapporto con gli enti ecclesiastici fu controverso. Nel 1254, non ancora signore della città, venne scomunicato insieme al Pelavicino per il favore accordato ad alcuni gruppi di eretici attivi nella zona di Cremona. Inoltre la parte ghibellina al potere aveva impedito l’insediamento del vescovo designato lasciando che la diocesi fosse retta da  Giovanni Bono, favorevole al da Dovara e al Pelavicino, con il titolo di generalis procurator in spiritualibus et temporalibus rebus episcopii et ecclesie cremonensis. Dal 1266 il voltafaccia di Buoso lo portò ad avere stretti rapporti con i legati pontifici nella regione i quali volevano creare un coordinamento filo-papale nell’Italia del nord. Il da Dovara all’inizio di quell’anno rinnegò il passato ghibellino per cercare di distanziarsi dalla figura del Pelavicino e di conservare la signoria su Cremona. Per dimostrare la propria buona fede cacciò Giovanni Bono e si dimostrò disposto ad accettare in città Cacciaconte Cacciaconti, designato da Alessandro IV. Buoso accettò tutte le richieste del pontefice come la pacificazione con i guelfi e la consegna degli eretici e rispetto delle libertà della chiesa.


Politica urbanistica e monumentale:

Politica culturale:

Consenso e dissensi:

Durante la sua signoria cercò, con un certo successo, di mantenere un ampio consenso nel ceto mercantile della città. I maggiori contrasti li ebbe con il Pelavicino dopo che questi, nel 1261, insidiò la signoria che Buoso deteneva su Orzinuovi. Da allora il rapporto tra i due rimase teso, anche se durò ancora per cinque anni per convenienza politica.

All’inizio del 1267 si guastarono anche le relazioni con i legati pontifici che vennero scacciati dalla città.


Giudizi dei contemporanei:

Fine della dominazione:

 I legati pontifici, lungi dal cercare una vera e propria pacificazione, nel tentativo di rovesciare il suo potere avevano posto al da Dovara delle condizioni che difficilmente avrebbe potuto rispettare. Le tensioni latenti sfociarono quindi in un aperto conflitto che portò alla cacciata dei legati. Nel febbraio 1267 guelfi e ghibellini accettarono le condizioni poste dal papa che instaurò un consorzio di Fede e di Pace, approvandone gli statuti alla fine di marzo 1267. Buoso, i capi ghibellini e Amato Amati con altri guelfi vennero esiliati. Si trattava però di una finta, visto che i guelfi tornarono subito in città e presero il potere.


Principali risorse documentarie:

Arch. di Stato di Mantova, Archivio Gonzaga, busta 79: Liber imbreviaturarum notarii Oliverii de Salarolis, cc. 284-287


Bibliografia delle edizioni di fonti e degli studi:

vd. DBI ad vocem e voce Cremona in Enciclopedia Federiciana; F. Menant, Un lungo Duecento (1183-1311): il comune fra maturità istituzionale e lotte di parte, in Storia di Cremona, II, Dall'alto Medioevo all'età comunale, a c. di G. Andenna, Cremona 2004, pp. 322 -329 e A. Zorzi, Le signorie cittadine in Italia (secoli XIII- XV), Milano - Torino, 2010, pp. 25-27.


Apporti nuovi di conoscenza:

Note eventuali: