Filippo di Savoia, principe d’Acaia


di:
Estremi anagrafici:

1276 ca - 1334



Durata cronologica della dominazione:

1295-1334



Espansione territoriale della dominazione:

Per la politica di espansione territoriale portata avanti dai singoli membri della famiglia vedi alla voce: ACAIA, famiglia.

Origine e profilo della famiglia:

Vedi alla voce: ACAIA, famiglia.


Titoli formali:

Dal 1295, anno in cui viene investito dallo zio Amedeo V dei territori piemontesi, fino al 1301 non sono attestati titoli formali: nei documenti si incontra costantemente la forma Philippus de Sabaudia (accompagnata da espressioni quali "vir illustris", o "filius inclite recordationis Thome de Sabaudia quondam").

A partire dal 1301, in seguito al matrimonio con Isabella di Villehardouin e all'acquisizione del principato d'Acaia, compare il titolo di "principe d'Acaia" (princeps Achaie).

Saltuariamente si incontra il titolo di "signore del Piemonte" (dominus Pedemontis), che solitamente va ad aggiungersi a quello di "principe d'Acaia" ("Philippus de Sabaudia, princeps Achaie, dominus Pedemontis").

Nell'autunno del 1311 F. viene nominato dall'imperatore Enrico VII suo vicario per le città di Pavia, Vercelli e Novara: compare nei documenti la qualifica di "vicarius generalis".

Nel testamento F. si definisce "vir illustris dominus Philippus de Sabaudia, primogenitus  inclitae recordationis domini Thome de Sabaudia dominus in partibus Pedemontii".


Modalità di accesso al potere:

La creazione del principato di Savoia-Acaia (o di Piemonte) risale al 1294-95: F. ha raggiunto la maggiore età, si pone quindi la questione della restituzione dei territori di Piemonte già controllati da suo padre, il conte Tommaso III, e che fino a quel momento erano stati governati dallo zio, Amedeo V di Savoia, in qualità di tutore e luogotenente. Vengono nominati arbitri Ludovico signore del Vaud, Umberto di Luirieux e Pietro Simondi, che si riuniscono il 10 dic. 1294 nella chiesa di S. Antonio di Chambéry per emettere la sentenza: Filippo e i suoi fratelli rinunciano a qualsiasi pretesa sulla contea di Savoia e il ducato d'Aosta, in cambio ottengono le terre piemontesi da Rivoli in giù (vedi alla voce ACAIA, famiglia). Il principe Filippo tiene in feudo tutti questi possedimenti da Amedeo V di Savoia e a lui deve prestare fedeltà. L'arbitrato è ratificato il 31 gen. 1295, la presa di possesso dei territori avviene il 24 feb. 1295.


Legittimazioni:

dall'alto:

1295: F. è investito da Amedeo V per i territori piemontesi.

1301: F. è investito da Carlo II d'Angiò, a nome del figlio Filippo duca di Taranto, per il principato d'Acaia.

1311: Enrico VII concede a F., su consiglio di Amedeo V, il titolo di vicario generale per le città di Pavia, Vercelli e Novara.

 

dal basso:

nel 1304 la città di Asti conferisce a F. il titolo di "capitano d'armi" per 3 anni; nell'atto che sancisce la pacificazione della città nel 1309 fra guelfi intrinseci e ghibellini estrinseci F. viene definito "conservatore della città e territorio di Asti".

Dedizione della città di Ivrea (1313), e dei centri di Fossano (1314), Savigliano (1318), Chivasso (1326).

 


Caratteristiche del sistema di governo:

Rispetto alle prassi in vigore sotto Amedeo V non sembra introdurre particolari innovazioni. Fra i funzionari più importanti che affiancano F. vi sono Guglielmo di Mombello - che governa in qualità di luogotenente durante l'unica prolungata assenza di F. dai domini piemontesi negli anni 1301-1304 (quando si reca in Grecia per occuparsi del principato d'Acaia) -, e il dottore in legge Agostino Mezzabarba, che fornisce alla politica a volte spregiudicata di F. un forte e legittimante inquadramento giuridico.

La politica di rafforzamento adottata da F. nei confronti dei territori dove la presenza dei consortili signorili diminuiva la sua capacità di controllo si avvale di due strumenti principali: la parziale ricomposizione territoriale attraverso l'acquisto o la confisca di quote di diritti signorili, e il riassetto insediativo degli abitati, ottenuto attraverso il rafforzamento dei castelli esistenti e lo spostamento degli abitati su terre proprie, spesso nei pressi di questi ultimi (ad es. Perrero 1299, Bricherasio 1324). Interventi sull'assetto insediativo sono attestati anche per alcune comunità sottoposte direttamente al principe: è il caso di Cavallermaggiore (1314-24), Villanova di Moretta (1326).

Sondaggi specifici su alcune realtà locali (Fossano, Cumiana) rivelano che il governo di F. si concretizza sovente nell'accentuazione delle prerogative signorili a scapito delle autonomie locali. Una caratteristica che sembra trovare riscontro nella nomenclatura adottata per i funzionari locali, con una predilezione per il titolo di "vicario" (a Fossano, Torino, Carignano, Savigliano) a scapito di quello di "podestà" (in cui più forte era la risonanza delle libertà comunali), usato solo ad Asti. Il titolo di castellano (l'unico titolo usato per i funzionari locali nella parte transalpina dei domini sabaudi), è usato in Piemonte essenzialmente per le località rurali (ma anche a Moncalieri).


Sistemi di alleanza:

Guelfo, sin dall'esordio della dominazione in Piemonte F. stringe rapporti con la parte guelfa in Asti, con gli angioini (Carlo II), con Amedeo V di Savoia. Tuttavia non mancano i rivolgimenti di fronte, soprattutto in chiave antiangioina: più che di una marcata appartenenza ad una delle parti, la politica di alleanze di F. sembra gestita in funzione delle sue ambizioni espansionistiche, costantemente rivolte verso l'Astigiano, il Cuneese, il Monferrato. Fin dai primi anni di governo appare evidente il sostegno di F. alla famiglia astigiana dei Solaro, capofila della fazione guelfa della città: grazie a loro ottiene nel 1304 dal comune di Asti l'incarico triennale di capitano d'armi; tuttavia in ben due occasioni il pericolo che la città si dia agli angioini determina un repentino cambio di fronte, con la decisione di sostenere nel 1306 e nel 1311 i fuoriusciti ghibellini capitanati dalla famiglia De Castello. In chiave antiviscontea Filippo sostiene le fazioni guelfe di Vercelli e di Pavia. Grazie all'accordo stretto con Amedeo V il 29 ott. 1313, che riprende in parte quello del 1294, F. ottiene la metà della città e del territorio di Ivrea, parte del Canavese, e altre località minori.

Matrimoni: 12 feb. 1301, matrimonio con Isabella di Villehardouin, figlia di Guglielmo II di Villehardouin, principe di Acaia; dopo la morte di quest'ultima, nel 1311, F. sposa Caterina de la Tour du Pin, figlia di Umberto I, Delfino di Vienne.


Cariche politiche ricoperte in altre citt?:

Nel 1304 Asti, all'epoca in mano alla fazione guelfa dei Solari, attribuisce a F. il titolo di "capitano d'armi" per 3 anni.


Legami e controllo degli enti ecclesiastici, devozioni, culti religiosi:

Influenza sull'abbazia di Fruttuaria e su quella di Rivalta. Nei confronti della prima, in seguito ad un accordo del 1318, F. aveva assunto il ruolo di tutore dei diritti e delle terre abbaziali, ricompensato con il conferimento di certi banna, esplicitamente dovuti "occasione predicti vicariatus seu pro garda et gubernatione terre dicti domini abbatis et monasterii". A Torino sono attestate, dall'inizio del Trecento, donazioni di F. a favore della Consolata, in coincidenza con l'accrescersi in città del culto mariano (Storia di Torino, p. 324).


Politica urbanistica e monumentale:

La politica urbanistica di F. si concretizza spesso nella costruzione o nel rafforzamento del castello, in un'ottica più di controllo del centro abitato e di rappresentazione del potere che di effettiva difesa da minacce esterne. In particolare nel secondo e nel terzo decennio del XIV secolo Filippo attua una serie di interventi capillari nell'insieme dei suoi domini, che hanno per oggetto il miglioramento delle strutture edilizie difensive e, tramite la fondazione di villenove, la riorganizzazione dell'assetto insediativo rurale.

A Torino la costruzione del castello avviene rimaneggiando una struttura preesistente. I lavori, realizzati fra il 1317 e il 1320 sotto la direzione del magister Germano da Casale e forse con la supervisione diretta dello stesso principe, comportarono oltre al rafforzamento della struttura difensiva la costruzione di una residenza per la corte. Altri interventi per quanto concerne l'edificazione dei castelli riguardano Pinerolo (nel 1295 e nel 1317) e Fossano (dal 1324 al 1327). L'edificazione di un castello è prevista per Ivrea nell'atto di dedizione a F. e a Amedeo V (1313), ma i lavori cominceranno solo nel 1357 (sotto Giacomo d'Acaia, figlio di F.), con l'esproprio di terreni a danno della famiglia ghibellina de Solerio.


Politica culturale:

Consenso e dissensi:

1311: dissensi delle parti ghibelline (Pavia, Vercelli) nelle città dove F., nominato vicario imperiale da Enrico VII, tenta di riconciliare le fazioni.

1313: dissenso di F. nei confronti dello zio Amedeo V, al quale l'imperatore Enrico VII ha elargito diplomi (in chiave antiangioina) che gli danno il possesso di Asti e altri territori piemontesi.

1334: fallita cospirazione delle famiglie ghibelline di Torino (Zucca, Silo), emarginate dal potere dopo la dedizione della città ai Savoia nel 1280, per consegnare la città al marchese di Saluzzo. Giovanni Zucca, prevosto del capitolo torinese e principale artefice della rivolta, dichiarerà durante il processo che sperava, una volta eliminati gli Acaia, che il marchese di Saluzzo "constitueret me et meos dominos de Taurino" (Storia di Torino, p. 165).


Giudizi dei contemporanei:

Fine della dominazione:

F. muore a Pinerolo il 25 sett. 1334. Dopo la reggenza di una decina d'anni della vedova Caterina di Vienne, i domini passano al figlio Giacomo d'Acaia.


Principali risorse documentarie:

La documentazione relativa ai Savoia del ramo d'Acaia è in gran parte conservata nell'Archivio di Stato di Torino, per i principali fondi archivistici vedi alla voce ACAIA, famiglia.


Bibliografia delle edizioni di fonti e degli studi:

Vedi alla voce ACAIA, famiglia.


Apporti nuovi di conoscenza:

Note eventuali: