Malatesta, Andrea detto Malatesta


di:
Estremi anagrafici:

1373-1416.



Durata cronologica della dominazione:

1385-1416.



Espansione territoriale della dominazione:

Cesena, Cervia e località minori.

Origine e profilo della famiglia:

Vedi scheda famiglia Malatesta; Andrea detto Malatesta era figlio di Galeotto (I) Malatesta.


Titoli formali:

rector et gubernator di Cesena per la   S. Sede insieme ai fratelli Carlo, Pandolfo e Galeotto Novello (prima del 1391); vicario generale in temporalibus perla S. Sede di tutti i domini malatestiani, sempre insieme ai fratelli (dal 1391).


Modalità di accesso al potere:

Malatesta e i fratelli successero al padre Galeotto alla morte di questi nel 1385.


Legittimazioni:

Dal punto di vista formale, Malatesta detenne il titolo di vicario apostolico su tutti i domini familiari insieme ai fratelli Carlo, Pandolfo e Galeotto Novello. In un momento indeterminato dopo il 1385 i quattro fratelli si spartirono le aree di influenza. La divisione non fu riconosciuta formalmente dalla concessione di vicariati separati, anche se il papa mostra di tenere conto della distinzione delle sfere di competenza negli atti indirizzati ai Malatesta. È probabile, in ogni caso, che fino almeno ai primi anni ’90 la spartizione non fosse rigidamente definita, e i fratelli condividessero, in qualche misura, il governo di tutte le terre del dominio. Il 3 gennaio del 1391 papa Bonifacio IX confermò ai Malatesta il vicariato su Rimini, Fano e Fossombrone, estendendone la durata a due generazioni: il vicariato, cioè, fu concesso ai quattro fratelli e ai loro figli maschi, legittimi e naturali. Il giorno prima i Malatesta avevano ricevuto il vicariato su Cesena e altre località minori, ma per una durata di soli nove anni. Solo con la conferma del 1399 anche il vicariato su Cesena fu esteso a due generazioni.


Caratteristiche del sistema di governo:

Il vertice del sistema istituzionale del comune di Cesena era occupato ancora dal podestà, che negli atti di governo è detto agire pro magnifico et potenti domino nostro. Il podestà era ovviamente persona gradita al signore, ma sembra che nelle procedure elettorali il consiglio generale mantenesse un ruolo importante. I Malatesta introdussero un altro ufficiale forestiero, uno iudex appellationum, chiamato anche, sempre più spesso con il passare del tempo, vicario generale, al quale erano attribuite ampie competenze non definite rigidamente. In particolare, però, il vicario rappresentava il signore, soprattutto quando questi era fuori città. I due ufficiali forestieri erano affiancati da un unico organo consiliare, il consiglio generale, composto da 72 membri, che rimanevano in carica per un anno. Ad esso si aggiungeva un collegio direttivo di 12 anziani, sostituiti ogni due mesi. Nella carica di anziano, in realtà, si alternavano gli stessi componenti del consiglio generale: i 72 uomini che occupavano i sei collegi bimestrali erano cioè i membri del consiglio designati per quell’anno. Nella Cesena dei Malatesta non ritroviamo quindi quelle forme di rotazione nei collegi direttivi e nei seggi consigliari che altrove consentivano un’ampia partecipazione alla vita politica. Ciò dava alle istituzioni comunali un’impronta fortemente oligarchica, e allo stesso tempo consentiva al signore un maggiore controllo sul personale politico. Malatesta tentò anzi di restringere ulteriormente l’accesso alle cariche politiche, portando il consiglio da 72 a 48 membri e gli anziani da 12 a 8, ma la sua proposta fu bocciata dal consiglio stesso.

Già con Andrea è attestata una camera domini, con un cancellarius e altri funzionari. Destinata all’inizio alla gestione del patrimonio e delle risorse economiche dei Malatesta, con il tempo la camera assorbì competenze decisive in ambito fiscale e nell’amministrazione delle finanze pubbliche, sottraendole alla camera del comune. Negli anni di Andrea, tuttavia, questo passaggio non era ancora avvenuto. La camera domini era poco strutturata, e semmai sono attestati casi nei quali il cancelliere del comune o altri ufficiali comunali agivano per la tutela e la gestione del patrimonio dei Malatesta in nome della camera signorile, evidentemente perché la nomina di funzionari specificatamente deputati ad essa non era ancora regolare.


Sistemi di alleanza:

L’impressione è che Andrea non abbia mai impostato una politica diplomatica autonoma, ma si sia mosso costantemente nell’ombra del fratello Carlo, signore di Rimini, rettore della Romagna perla S.Sede, uno dei personaggi chiave delle vicende di quegli anni. Carlo cercò di ritagliarsi un ruolo nella complicata partita che si giocava tra le maggiori potenze peninsulari, Milano, Venezia, Firenze e il papato, passando con frequenza da un fronte all’altro. Negli anni ’90 i Malatesta aderirono alla lega antiviscontea composta da Bologna, Firenze, Perugia, Lucca, Pisa, gli Este, i Gonzaga, gli Alidosi di Imola, gli Ordelaffi di Forlì e i Montefeltro. All’inzio del Quattrocento, tuttavia, essi combatterono al fianco di Gian Galeazzo Visconti. Alla morte di questi, nel 1402, Carlo e Pandolfo Malatesta fecero parte del consiglio di reggenza che doveva assistere la vedova Caterina. Nelle complesse vicende del grande scisma d’Occidente i Malatesta si schierarono con Gregorio XII, entrando così nell’orbita delle alleanze di Ladislao d’Angiò Durazzo re di Napoli, salvo poi distaccarsene quando questi nel 1412 decise di appoggiare Giovanni XXIII. Tutte queste vicende videro Andrea costantemente impegnato in imprese militari, anche nelle vesti di capitano di ventura al servizio delle varie potenze.

La politica matrimoniale riflette fedelmente le mutevoli alleanze dei Malatesta. Andrea si sposò tre volte: la prima con Rengarda, figlia di Bertrando Alidosi signore di Imola, nel 1390, poco dopo l’ingresso di Bertrando nella lega antiviscontea; la seconda nel 1403 con Lucrezia, figlia di Francesco (III) Ordelaffi signore di Forlì; la terza nel 1409 con Polissena di San Severino, parente di Ladislao re di Napoli. La figlia di Malatesta, Antonia, sposò nel 1408 Giovanni Maria Visconti: il matrimonio era stato voluto da Carlo Malatesta, che non aveva figli.

 


Cariche politiche ricoperte in altre citt?:

Legami e controllo degli enti ecclesiastici, devozioni, culti religiosi:

Politica urbanistica e monumentale:

Le attenzioni del signore furono rivolte innazitutto alla piazza principale della città: egli fece spianare la pendice del colle Garampo, in modo da livellare la piazza, che in precedenza risultava in pendenza. Nel 1403 iniziarono i lavori di costruzione del ponte di pietra sul Savio. Ma il nome di Andrea è legato soprattutto all’edificazione della nuova cattedrale cittadina. La vecchia cattedrale si trovava infatti all’interno della fortezza militare, la cosiddetta Murata, e risultava quindi difficilmente accessibile. Nel 1378 il capitolo cittadino e il comune presentarono una petizione a papa Urbano VI chiedendo il permesso di ricostruire la cattedrale in un luogo più idoneo. I lavori cominiciarono dopo il 1385, sull’area dove sorgeva la chiesa di S. Antonio Abate, detta anche della Croce di Marmo. Nel 1408, tuttavia, Andrea assunse un ruolo più attivo, dando ai lavori nuovo impulso e modificando, probabilmente, il progetto originale, affidandolo, secondo la tradizione locale, a un architetto tedesco.


Politica culturale:

La documentazione attesta la presenza al servizio di Andrea di almeno due pittori, uno di Fano e uno di Faenza, e di un ricamatore proveniente da Mantova. Queste testimonianze mostrano la presenza stabile di artisti presso la corte malatestiana di Cesena, anche se non abbiamo notizie sulla loro produzione.


Consenso e dissensi:

I primi anni di dominio di Andrea furono caratterizzati da tensioni interne. Un primo tentativo di rovesciare il regime signorile fu organizzato nel 1386, poco dopo la morte di Galeotto Malatesta, da Paolo di Mucciolo Balacchi di Santarcangelo, ma non sappiamo quale sostegno egli trovasse fra le famiglie eminenti e nella popolazione cittadina; il piano fu comunque sventato facilmente. Più grave fu il complotto organizzato nel 1390 da Giovanni Palazzini da Palazzo, membro di una famiglia cesenate tradizionalmente antimalatestiana, che mirava forse a sottomettere la città ad Astorgio Manfredi signore di Faenza. La congiura ebbe l’appoggio di un’altra famiglia locale, gli Adulfi, ma non pare che essa riuscisse a coinvolgere porzioni significative del gruppo dirigente cittadino, né della cittadinanza.


Giudizi dei contemporanei:

Fine della dominazione:

Morte, il 20 settembre 1416.


Principali risorse documentarie:

La documentazione relativa alla signoria malatestiana su Cesena è conservata nell’Archivio di Stato di Forlì, sezione di Archivio di Stato di Cesena. Di particolare importanza per le vicende politiche e istituzionali è il Fondo Archivio Storico Comunale di Cesena (Domeniconi): per gli anni di Malatesta la fonte principale è un volume di atti del consiglio generale – Riformanze - del 1393 (Sezione Archivio di Stato di Cesena, n. 42). Fondamentale per lo studio della società cesenate è l’Archivio notarile: i tre registri più antichi risalgono al 1396-1397, 1386-1434 e 1396-1405. La più antica redazione conservata degli statuti cittadini risale agli anni compresi tra il 1467 e la metà degli anni ’70, dopo la fine della signoria malatestiana, e si trova ora presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena. Essa conserva tuttavia molte rubriche risalenti per le parti essenziali all’epoca malatestiana, ed è dunque comunemente utilizzata per lo studio dell’impalcatura istituzionale della signoria.


Bibliografia delle edizioni di fonti e degli studi:

Fonti: S. Chiaramonti, Caesenae historia, Caesenae 1641; G. Fantaguzzi, «Caos». Cronache cesenati del sec. XV, a cura di D. Bazzocchi, Cesena 1915; Cronache malatestiane dei secoli  XIV e XV, a cura di A.  Massera, in RIS2, XV, 2, Bologna [s.d.]

Studi: L. Tonini, Della storia civile e sacra riminese, IV, Rimini nella signoria de’ Malatesti, I, Rimini 1880: G. Franceschini, I Malatesta, Varese 1973; P. Jones, The Malatesta of Rimini and the Papal State. A Political History, Cambridge 1974; J. Robertson, Cesena: governo e società dal sacco dei Bretoni al dominio di Cesare Borgia, in Storia di Cesena, II, Il Medioevo, a cura di A. Vasina, 2 (secoli XIV e XV), Rimini 1985; P. G. Fabbri, Le origini della signoria malatestiana a Cesena, in «Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le provincie di Romagna», n. s., LXV (1994), pp. 409-435; Id., Una città e una signoria: Cesena nell’età malatestiana (1379-1465), Roma 1997; Id., La signoria di Malatesta Malatesti (Andrea) signore di Cesena (1373-1416), Rimini 1999; Le arti figurative nelle corti dei Malatesti, a cura di L. Bellosi, Rimini 2002; P. G Fabbri, voce Andrea Malatesta, in DBI 68 (2007), pp. 11-14. 


Apporti nuovi di conoscenza:

Note eventuali: