Teodoro II Paleologo


di:
Estremi anagrafici:

1364-1418



Durata cronologica della dominazione:

1381-1418



Espansione territoriale della dominazione:

sotto T. il marchesato di Monferrato comprese parte del Canavese, con capitale Chivasso, parte del Vercellese, il basso Monferrato con Casale, l’alto Monferrato, con Alba e Acqui Terme. Per un breve periodo riuscì a dominare anche Genova (1409- 1413) e, come per i suoi antenati, l’obiettivo della politica espansionistica del Marchese furono le città di Asti e Alessandria.

Origine e profilo della famiglia:

vd. scheda fam. Marchesi di Monferrato. T. era il terzogenito di Giovanni II e di Elisabetta di Maiorca.


Titoli formali:

nel 1409 Genova offrì al marchese la signoria della città con il titolo di Capitano del Popolo. Nel 1414 gli fu conferito il titolo di vicario imperiale di Lombardia.


Modalità di accesso al potere:

dopo la prematura scomparsa del fratello maggiore Giovanni III, T., già indicato come eventuale successore nel testamento del padre Giovanni II, prese il potere nel 1381. La posizione di difensori del ghibellinismo che da tempo aveva contrassegnato l’operato dei Paleologi offrì anche a T. la possibilità di riprendere con vigore la politica espansionistica dei suoi avi.


Legittimazioni:

il fatto stesso di essere un marchese permise a T. di conquistare e dominare città senza la necessità di legittimazioni ulteriori. La conferma però della sua importanza all’interno dei giochi di potere dell’Italia quattrocentesca arrivò con il conferimento del titolo di vicario imperiale di Lomabardia, nel 1414.


Caratteristiche del sistema di governo:

inizialmente visto dai contemporanei come un governatore debole, che come primo atto di governo ratificò la cessione di Asti ai Visconti, T. seppe in realtà ricostruire un’unità territoriale che da tempo il marchesato non raggiungeva. Alla morte di Gian Galeazzo Visconti, nel 1402, i guelfi, fortemente sostenuti dal re di Francia, sembrarono avere il sopravvento nell’Alta Italia; il Marchese seppe però condurre un’energica opposizione al guelfismo, arrivando a rovesciare una situazione apparentemente  molto consolidata quando grazie ad una linea di azione notevolmente audace giocò il tutto per tutto e – insieme a Facino Cane – marciò su Genova, dove i ghibellini avevano sollevato un moto antifrancese, e di cui gli venne offerta la signoria con il titolo di Capitano del Popolo. Nonostante la breve durata della signoria, terminata nel 1413, l’esperienza genovese sortì il duplice effetto di rinsaldare il potere del Marchese e la sua influenza a livello locale e di riattivare le velleità espansionistiche della dinastia. Le due direttrici principali di queste ambizioni furono il desiderio di riconquistare lo sbocco al mare e il tentativo di omogeneizzare il territorio del marchesato tramite l’annessione delle due città piemontesi, Asti e Alessandria, i cui territori si inserivano come un cuneo all’interno del dominio marchionale. Un disegno espansionistico di tale portata era però al di sopra delle reali forze del marchesato, come dimostrato dalla brevissima occupazione di Alessandria – meno di un mese – e dagli inutili tentativi di conquista di Asti. La potenza degli stati vicini e la scarsità delle risorse di cui poteva disporre T. furono la causa della lenta decadenza del marchesato.


Sistemi di alleanza:

Il rapporto con i Visconti fu altalenante. Fin dagli esordi di T. sulla scena politica, i Visconti furono da un lato i protettori dell’operato del Paleologo, dall’altro coloro che seppero farsi consegnare Asti, una delle città cardine del marchesato. Con Filippo Maria i rapporti furono inizialmente buoni, e l’operato di T. ebbe un grande rilievo nell’opera di consolidamento del potere visconteo. L’alleanza però non durò a lungo e,  dopo la morte di Facino Cane, gli sconti con Filippo Maria divennero più frequenti, fino a quando T. fu costretto a cedere al Visconti Vercelli, sotto il dominio monferrino da 14 anni, in cambio di centri minori.

Importantissima fu la comunione di intenti con Facino Cane, suo condottiero; insieme divennero due tra i più importanti protagonisti della storia dell’Italia centrosettentrionale all’inizio del Quattrocento; fu proprio grazie all’aiuto di Facino che il Paleologo riuscì ad assicurarsi Casale e Vercelli. Non fu un caso se, dopo la morte del condottiero, i piani di conquista di T. si ridimensionarono notevolmente.

T. sposò in prime nozze Argentina, figlia del marchese Leonardo Malaspina di Lunigiana, che morì nel 1387 senza aver lasciato un erede al marchese. Il secondo matrimonio, quello con Giovanna di Lorena, la primogenita del duca di Bar, Roberto, fu celebrato il l’8 settembre 1393. Da questo matrimonio nacquero tre figli: Giangiacomo, Sibilla e Sofia. Giovanna morì prematuramente nel 1403 e l’anno successivo, per rinsaldare la tregua siglata ad Asti tra il Marchese e Amedeo di Acaia, fu celebrato il matrimonio tra T. – da poco vedovo – e Margherita di Savoia, figlia del principe di Acaia, a Pinerolo il 17 gennaio 1403.


Cariche politiche ricoperte in altre citt?:

Legami e controllo degli enti ecclesiastici, devozioni, culti religiosi:

Politica urbanistica e monumentale:

non sono rimaste testimonianze di una precisa politica urbanistica, ma quello che sappiamo è che T. si impegnò in alcuni lavori di fortificazione al castello di Casale, struttura che durante il suo dominio non ospitò mai una corte e pertanto chiaramente classificabile come un complesso eminentemente militare.


Politica culturale:

Con T. la capitale del marchesato fu trasferita da Chivasso a Casale, e qui, anche se non sappiamo esattamente quando, divenne produttiva una nuova zecca. Nella nuova officina la produzione monetaria mantenne le medesime peculiarità della precedente zecca di Chivasso: le monete che vi vennero emesse appaiono legate principalmente al sistema monetario utilizzato nei territori piemontesi dello stato sabaudo, all'interno dei quali avevano una larga circolazione. Le monete monferrine avevano regolare circolazione non solo nel territorio del marchesato, ma anche nei territori circostanti. In particolare durante il governo di T. si realizzarono bianchetti, forti bianchi, quarti di grosso, mezzi grossi e grossi


Consenso e dissensi:

Giudizi dei contemporanei:

Fine della dominazione:

morì improvvisamente il 26 aprile 1418, e il marchesato venne sapientemente governato dalla moglie Margherita.


Principali risorse documentarie:

vd. scheda fam. Marchesi di Monferrato.

 


Bibliografia delle edizioni di fonti e degli studi:

vd. scheda fam. Marchesi di Monferrato.


Apporti nuovi di conoscenza:

Note eventuali: