Del Pecora, Iacopo


di:
Estremi anagrafici:

? - febbraio 1369.



Durata cronologica della dominazione:

Montepulciano, febbraio/marzo 1355 – ottobre 1358; maggio 1359 – febbraio 1369.



Espansione territoriale della dominazione:
Origine e profilo della famiglia:

Vedi scheda famigliare. I. era figlio di Iacopo e cugino di Niccolò di Bertoldo, sebbene i due sovente  siano stati erroneamente considerati fratelli.


Titoli formali:

Nel marzo 1355, assieme al cugino Niccolò (talvolta erroneamente indicato come fratello), fu investito del vicariato imperiale da Carlo IV.

Espulsi dal centro e rientrativi nel maggio 1359, i due, a detta di alcuni cronisti, sarebbero stati proclamati dai loro concittadini «signori e difensori di Montepulciano». Il conferimento di tale titolo non sembra però confermato da alcun documento pubblico coevo.

A partire dall’aprile 1364, cacciato Niccolò, I., continuando a fregiarsi del titolo vicariale, assunse l’ufficio di Gonfaloniere del Popolo cui, con delibera del 6 maggio successivo, furono attribuiti ampissimi poteri.


Modalità di accesso al potere:

Un primo tentativo di I. di addivenire ad un controllo egemonico su Montepulciano si verificò nell’aprile 1352 quando, con l’appoggio di Pier Saccone Tarlati e di Giovanni Visconti, egli organizzò una congiura volta ad abbattere il locale regime dei Cinque Difensori schierato in campo guelfo. La pronta reazione del cugino Niccolò, a capo di una delle due fazioni in cui evidentemente la famiglia si divideva, costrinse tuttavia I. all’esilio.

L’ostilità tra i due parenti li indusse, rispettivamente, a ricercare l’appoggio delle città che competitivamente stavano tentando di imporre (o di veder confermata) la propria superiore egemonia su Montepulciano: Niccolò, informalmente alla guida del locale governo, si avvicinò a Perugia, I. a Siena, dove peraltro trovò asilo.

Allorché, nell’aprile 1353, i Senesi occuparono il centro espellendone di lì a breve Niccolò, i legami di solidarietà che s’erano creati tra il Comune di Siena ed I. non impedirono di precludere a quest’ultimo il rimpatrio.

Accomunati dunque dalla loro condizione di esuli, i due cugini trovarono finalmente coesione. Sfruttando i torbidi scoppiati a Siena in conseguenza dell’arrivo in città di Carlo IV, Niccolò rientrò a Montepulciano con una schiera di fedeli tra il febbraio ed il marzo 1355, costrinse entro il cassero la guarnigione senese ed assunse il governo a suo nome ed a quello di I. Questi, intanto, denunciando a Carlo i torti in passato subiti per opera dei Senesi, ottenne che il sovrano concedesse ai due la carica di vicari imperiali.

A partire dal maggio 1355, dopo che il rappresentante di Carlo, Niccolò patriarca di Aquileia, abbandonò Siena, questa riprese ad esercitare forti pressioni militari su Montepulciano. Alleatisi con Perugia, Niccolò ed I. furono infine costretti ad abbandonare il centro proprio a seguito del lodo di pace siglato nell’ottobre 1358 tra le due città. L’esilio durò tuttavia poco perché Niccolò rientrò con la forza nel maggio successivo, si dice accolto con gioia dalla cittadinanza stanca di soggiacere alle alterne tutele di Senesi e Perugini. Richiamato in patria anche suo cugino I., seguirono cinque anni di condominio signorile, apparentemente contraddistinti da una stabile concordia tra i due. Nei primi mesi del 1364, I., sfruttando i legami un tempo intessuti con alcune influenti famiglie senesi, raccolse attorno a sé una nutrita schiera di armati offertagli da suo cognato Giovanni Salimbeni ed insieme a questi costrinse Niccolò alla fuga.


Legittimazioni:

Nel marzo 1355, allorché I. e suo cugino Niccolò riuscirono a rientrare a Montepulciano, essi ottennero da Carlo IV di Boemia il titolo di vicari imperiali. Nella primavera del 1359, la proclamazione dei due, da parte degli stessi organismi comunali, quali «signori e difensori di Montepulciano», per quanto affermata da cronisti e storici successivi, non sembra trovare conferma nei documenti coevi.

Nel 1364 allorché Niccolò fu definitivamente cacciato, I. ottenne il titolo di Gonfaloniere del Popolo cui, con delibera assembleare, furono riconosciuti abnormi poteri.


Caratteristiche del sistema di governo:

Il regime vigente a Montepulciano agli esordi della seconda metà del XIV secolo si caratterizzava per una connotazione guelfa e popolare sulla quale vigilavano i Cinque Difensori, massimo organo comunale che di lì a breve avrebbe assunto il nome di Priorato. Il fallimento della congiura orchestrata da I. nell’aprile 1352 impedisce di appurare quale fossero gli effettivi intendimenti del Del Pecora e quali i suoi eventuali progetti di riassetto istituzionale. Diversamente, ritrovata la coesione con suoi cugino Niccolò ed ottenuto il titolo vicariale, appare probabile che i due non abbiano proceduto ad apportare modifiche radicali all’organigramma comunale limitandosi ad esercitare un’ingerente tutela su tutti gli usuali istituti.

Allorché nel maggio 1359, al termine dell’ennesima espulsione, I. ascese assieme a Niccolò  alla guida della sua comunità, una commissione di Dodici riformatori provvide a rivedere gli statuti comunali. Né nel proemio di tali aggiunte, né in alcuna di esse, che anzi attestano la permanenza di tradizionali organismi comunali, si fa menzione al conferimento di titoli signorili. Appare dunque probabile che anche dal 1359 al 1364 il primato di I. e suo cugino, nonostante quanto diversamente affermato da alcuni cronisti e storici successivi, abbia conservato ampi connotati di informalità. Esso risedette piuttosto nella capacità di infiltrare propri fedeli e parenti nei principali collegi ed uffici pubblici come parzialmente dimostrato dalla presenza di un Del Pecora, in posizione preminente, tra gli stessi Dodici riformatori.

Solo i mutamenti istituzionali seguiti al colpo di mano del 1364 sono relativamente ben documentati. In quell’occasione, mentre Giovanni Salimbeni, responsabile materiale dell’espulsione di Niccolò , ottenne la carica podestarile, I. fu insignito della carica di Gonfaloniere del Popolo, cui, con delibera, del 6 maggio 1364, furono conferite amplissime facoltà. Tutti gli ufficiali comunali furono dichiarati soggetti in modo diretto al Gonfaloniere, la cui autorità risultò così svincolata e superiore a quella degli stessi cinque Priori. A immediata e tangibile conferma di questa nuova gerarchia del potere, anche quello che fino ad allora era stato considerato il palatium dominorum Priorum divenne, nelle stesse registrazioni delle delibere consiliari, il palatium magnifici et egregii militis Vexilliferis et Gonfalonerii.


Sistemi di alleanza:

All’inizio della sua parabola politica, I. militò con chiarezza nel campo ghibellino ricevendo il sostegno di Pier Saccone Tarlati e Giovanni Visconti con il cui concorso egli tentò senza fortuna di impossessarsi di Montepulciano nell’aprile del 1352. Espulso dalla sua terra, I. trovò nel guelfo governo senese dei Nove un alleato disposto a fornirgli aiuto pur di contrastare la crescente influenza perugina su Montepulciano. La strumentalità del sostegno senese apparve tuttavia evidente allorché Siena, occupato il centro, impedì ad I. di farvi ritorno (vedi meglio supra Modalità di accesso al potere). Nondimeno i rapporti che I. doveva avere intessuto con numerosi esponenti delle elite senesi gli tornarono successivamente utili. Quando infatti nel 1355, innanzi a Carlo IV, a compensazione dei torti subiti dal governo dei Nove, I. richiese la concessione del vicariato imperiale, furono «alquanti grandi uomini di Siena» a perorare la sua causa. E quando, dopo un lustro di condominio signorile, I. addivenne al proposito di abbattere suo cugino, fu il senese Giovanni d’Agnolino Salimbeni, di cui peraltro era cognato, a garantirgli il concorso di quelle schiere d’armati con le quali Niccolò poté essere messo in fuga.


Cariche politiche ricoperte in altre citt?:

Legami e controllo degli enti ecclesiastici, devozioni, culti religiosi:

Politica urbanistica e monumentale:

Ad una delle fasi di predominio di Niccolò e I., nel 1361, risale la delibera del Consiglio Generale di completare l’edificazione della nuova chiesa di Santa Maria de’ Servi.


Politica culturale:

Consenso e dissensi:

Giudizi dei contemporanei:

Fine della dominazione:

La fine della esperienza di potere di I. si consumò in un contesto difficilmente esplicabile. Sin dai primi giorni del gennaio 1369 inedite pulsioni cominciarono a manifestarsi nel Consiglio generale, alcuni membri del quale proposero la costituzione di un collegio espressione delle sette Arti principali. Le lacune dei locali registri di delibere impediscono di seguire i successivi sviluppi di questa mozione che avrebbe introdotto nuove forme di rappresentazione fondate su quel mondo delle corporazioni fino ad allora rimasto ai margini della vita politica poliziana. Appena un mese dopo, un gruppo di grandi senesi, che alcune fonti dicono essere fuoriusciti dalla loro città, entrarono a Montepulciano imprigionando I. nelle locali carceri. Il giorno seguente I. fu strappato ai suoi custodi e linciato dalla folla tumultuante che fece strazio del corpo.

Che tra «li gentiluomini di Siena» e coloro che un mese prima avevano manifestato le loro aspirazioni ad un regime in cui le Arti divenissero il fulcro dell’intero sistema politico locale esistesse un raccordo di qualche forma non risulta appurabile, per quanto le cronache assicurino che i grandi erano «col Popolo» e «havevano intelligenza con molti Popolari» e che proprio i senesi «riformaro la terra a popolare regimento, e poi liberamente la donaro e diero al comuno e popolo di Siena».

E’ dunque possibile che il regime di I. sia rimasto schiacciato, da un lato, dalla progressiva emersione di forze interne alla società di Montepulciano fino ad allora compresse dalla politica del signore, dall’altro, dal mutevole ed ambiguo rapporto che questi da sempre aveva intrattenuto con Siena costantemente intenzionata a ribadire al propria superiore giurisdizione sul centro valdorciano.


Principali risorse documentarie:

I tre più antichi registri di delibere oggi conservati presso l’Archivio Storico del Comune di Montepulciano risalgono al dodicennio interessato dall’esperienza di potere di Niccolò e I. Se il terzo contiene i provvedimenti attraverso i quali I. conseguì gli abnormi poteri correlati alla carica di Gonfaloniere del Popolo, nondimeno le numerose lacune della serie riguardano proprio alcuni dei momenti in cui più cogente si fece il predominio dei due Del Pecora (ASCM, Deliberazioni, I-II).

Le riforme statutarie del 1359 sono edite in I. Calabresi, Montepulciano nel Trecento, cit., pp. 191-215. Matteo e Filippo Villani, al pari di Donato di Nieri, dedicano numerosi capitoli alle vicende montepulcianesi.


Bibliografia delle edizioni di fonti e degli studi:

Fonti: S. Ammirato, Istorie fiorentine, IV, Firenze 1824, pp. 220; Cronaca della città di Perugia dal 1309 al 1491 nota col nome di “Diario del Graziani”, a cura di A. Fabretti, «Archivio storico italiano», (1850) t. XVI, p. 1a, p. 190; Cronaca senese di Donato di Neri e di suo figlio Neri, in Cronache senesi, a cura di A. Lisini e F. Iacomenti, in RIS, XV, p. VI, Bologna 1931-39, pp. 572, 608, 627; Matteo e Filippo Villani, Cronica, lib. III, x, xxxix, lxiv, IV, lxxxv; V, xliv, IX, xxiv, a cura di G. Porta, Parma 2007.

Studi: R. Barducci, Del Pecora, Iacopo, (sub voce) in Dizionario Biografico degli Italiani, XXXVIII, Roma, Ist. Dell’Enciclopedia Italiana, 1990, pp. 215-21; S. Benci, Storia della città di Montepulciano, Firenze 1641 [rist. anast. 1968], pp. 39-52; I.Calabresi, Montepulciano nel Trecento. Contributi per la storia giuridica e istituzionale, Siena, Consorzio universitario della Toscana meridionale, 1987, ad indicem; P. Cammarosano – V. Passeri, Città borghi e castelli dell’area senese – grossetana. Repertorio delle strutture fortificate dal medioevo alla caduta della Repubblica senese, Siena, Amministrazione Provinciale di Siena, 1984, pp. 100-103; O. Malvolti, Dell’Historia di Siena [rist. anast. Forni editore 1982], II, II, p. 136; P. Pellini, Dell’historia di Perugia, Venezia, G. Hertz 1664 [rist. anast., 1968-70], pp. 974-979; E. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, III, Firenze, 1839, pp. 460-472; G. Tommasi, Historie di Siena, II, Venezia 1626, pp. 319 e ss.


Apporti nuovi di conoscenza:

Note eventuali: