Este, Aldobrandino (III) d’


di:
Estremi anagrafici:

14 settembre 1335 - 2 novembre 1361.



Durata cronologica della dominazione:

Ferrara, 20 marzo 1352 - 2 novembre 1361;

Modena, 20 marzo 1352 - 2 novembre 1361



Espansione territoriale della dominazione:
Origine e profilo della famiglia:

Vedi scheda famigliare. A. era figlio di Obizzo III.


Titoli formali:

Dal marzo 1350, assieme al padre Obizzo III ed ai suoi fratelli Niccolò II, Rinaldo, Azzo e Folco, A. fu vicario apostolico a Ferrara con mandato decennale.

Alla morte di Obizzo, nel marzo 1352, assunse il titolo di dominus civitatis Ferrarie e di dominus civitatis Mutine.

Nell’ottobre di quello stesso 1352, ottenne per sé ed i suoi fratelli conferma del vicariato apostolico su Ferrara.

Dal novembre 1354 A. fu inoltre investito del vicariato imperiale su Modena.


Modalità di accesso al potere:

Sin dal marzo 1350, Clemente VI, prorogando per ulteriori dieci anni il vicariato apostolico su Ferrara già decennalmente concesso ad Obizzo III nella primavera del 1343, affiancava a quest’ultimo A. ed i suoi numerosi fratelli riconoscendone di fatto i diritti alla successione.

Alla morte di Obizzo, avvenuta il 20 marzo 1352, A. assunse il potere e l’eredità paterna venendo riconosciuto dai Consigli ferraresi nuovo signore cittadino.

Anche Modena, nei medesimi tempi, fece altrettanto pur associandogli nella suprema autorità i fratelli RinaldoAzzo che mantennero comunque una posizione del tutto subalterna tanto da non essere neppure ricordati nelle principali cronache cittadine.


Legittimazioni:

Entro un regime ormai parzialmente dinastizzato, la successione di A. ad Obizzo, già legittimata dalla scelta pontificia del marzo 1350 [vedi supra Titoli formali e modalità di accesso al potere], fu corroborata, a Ferrara come a Modena, dagli stessi organismi comunali. L’ascesa al potere di A. non mancò comunque di suscitare resistenze da parte del cugino Rinaldo di Niccolò I e del biscugino Francesco di Bertoldo [vedi infra Complotti, ribellioni, contestazioni].

Allorché, nell’ottobre 1354, scese in Italia, Carlo IV di Lussemburgo confermò i diritti feudali che gli Este derivavano dall’Impero su Rovigo, Adria, Ariano, l’abbazia di Vangadizza, Lendinara, Argenta e Comacchio, conferendo inoltra ad A. il vicariato imperiale su Modena.


Caratteristiche del sistema di governo:

Negli otto anni di signoria, A. non introdusse novità di sostanza agli strumenti di governo già elaborati da suo padre Obizzo III. La Cancelleria e la Camera rimasero i due principali istituti di un regime entro il quale i più importanti affari venivano ormai trattati da ufficiali alle immediatamente dipendenze del signore. Conseguentemente, il ruolo del Comune di Ferrara risultava in gran parte confinato alla sola manutenzione delle fortificazioni e delle strade, all’approvvigionamento annonario e ad altre questioni di ordinaria amministrazione. Del resto lo stesso vertice degli organismi comunali, rappresentato dai dodici anziani, era retto da un giudice dei savi di nomina signorile. Così, se le prerogative di tale assemblea risultavano già di per sé fortemente compresse, i suoi orientamenti subivano l’influenza del giudice il quale aveva la chiara funzione di adeguarne le scelte alle direttive del dominus.

Un’analoga esautorazione delle prerogative un tempo detenute dagli antichi organismi comunali era riscontrabile anche a Modena e negli altri centri del dominato estense dove i consigli di governo comprendevano, per lo più, tre soli funzionari, e cioè il podestà, il capitano militare e l’ufficiale camerale.

Al di là degli assetti istituzionali assunti dal regime, uno dei principali strumenti con i quali A. si prefisse di governare un’entità territoriale ormai divenuta pluricittadina fu costituito, come già ai tempi di Obizzo, dai vincoli feudali. Attraverso la distribuzione beneficiaria di terre, il signore legò a sé i principali membri delle élite locali piuttosto che un folto gruppo di forestieri tra i quali fuoriusciti di altre città ed aristocratici delle province di più recente conquista.


Sistemi di alleanza:

La minaccia rappresentata dall’espansionismo di Giovanni Visconti portò A. ad aderire ai sistemi di alleanze che operavano per contenere il signore di Milano. Nella primavera 1354 egli si associò così ad una lega che comprendeva Venezia, Giacomino da Carrara, Manfredi di Faenza, Cangrande II della Scala e Luigi Gonzaga. Le ostilità non si interruppero neppure a seguito dell’intervento di pacificazione di Carlo IV; sembra anzi attendibile l’informazione ripetuta da molti cronisti coevi che proprio A., in accordo con Roberto Alidosi da Imola, abbia promosso nell’aprile di quello stesso anno la sedizione di Giovanni da Oleggio, governatore di Bologna per conto di Matteo Visconti. Certo è che negli anni successivi A. si fece promotore oltre che di massicce operazioni militari contro i Milanesi anche di una serrata azione diplomatica intesa a consolidare la coalizione antiviscontea allargatasi a Giovanni II Paleologo marchese di Monferrato, al Comune di Pavia ed a quello di Genova. Nondimeno, dopo tre anni di lotta durante i quali la lega aveva potuto contare sull’appoggio di Carlo IV, convintosi infine dell’esigenza di limitare il potere visconteo, A. intavolò trattative coi Milanesi conclusesi nella pace generale del giugno 1358. L’accordo inaugurò un triennio, l’ultimo della vita di A., durante il quale il signore di Ferrara mantenne fede alla nuova amicizia. La solidità dei legami intessuti con Barnabò Visconti risultò evidente allorché nel novembre 1358 A. sostenne il Milanese nella sua guerra contro il marchese di Monferrato e Giovanni da Oleggio. Nonostante il nuovo allineamento politico, A. evitò comunque drastiche rotture con buona parte dei suoi antichi alleati, l’Impero e la Chiesa. Anzi, proprio nel 1360 l’Este ottenne per sé ed i suoi fratelli il rinnovamento settennale del vicariato apostolico su Ferrara tentando parallelamente, ma senza fortuna -stante l’opposizione dell’Albornoz-, di ricevere anche quello su Bologna.

Sposò Beatrice da Camino figlia di Rizzardo Novello signore di Treviso e nipote ex matre di Alberto e Mastino I della Scala signori di Verona.


Cariche politiche ricoperte in altre citt?:

Legami e controllo degli enti ecclesiastici, devozioni, culti religiosi:

Politica urbanistica e monumentale:

Politica culturale:

Consenso e dissensi:

Il trapasso dei poteri da Obizzo III ad A. non si compì senza contrasti. Alcuni membri della famiglia, tra i quali il cugino Rinaldo di Niccolò I ed il biscugino Francesco di Bertoldo, figli di due dei precedenti cinque cosignori della città, contestarono la legittimità della successione di A. adducendo il motivo che questi fosse nato al di fuori del matrimonio tra Obizzo e Lippa Ariosti. La pretestuosità di tale argomentazione era però evidente perché il vizio di nascita di A. e dei suoi fratelli era stato sanato con legittimazione pontificia sin dal 1346 mentre Obizzo, pur tardivamente, aveva regolarmente sposato Lippa. Questi fattori concorsero ad indebolire la credibilità degli oppositori e sebbene essi riuscissero inizialmente a riscuotere il consenso di alcune delle famiglie ferraresi di antica nobiltà, furono presto costretti a lasciare la città. Ma al di fuori di essa non fu difficile trovare sostenitori che appoggiassero strumentalmente la causa di Rinaldo e Francesco; si costituì pertanto una coalizione che vedeva schierati contro il legittimo signore di Ferrara Giacomino da Carrara di Padova, i Malatesta di Rimini e Luigi I Gonzaga di Mantova. La coesione di questa lega venne progressivamente meno innanzi al pericolo rappresentato dai Visconti che stimolò tanto i da Carrara quanto i Gonzaga ad allearsi con A. contro la minaccia milanese. E proprio questa contrapposizione indusse Francesco a militare tra le file di Bernabò Visconti, ottenendo in occasione della pace siglata nel giugno 1358 alcune parziali compensazioni.


Giudizi dei contemporanei:

Fine della dominazione:

La fine della signoria di A. coincise con la sua morte avvenuta, a ventisei anni, il 2 novembre 1361.


Principali risorse documentarie:

Bibliografia delle edizioni di fonti e degli studi:

Fonti: Fratris Iohannis Ferrariensis, Ex Annalium libris marchionum Estensium excerpta, in Rer. Ital. Script., 2 ed., XX, 2, a cura di L. Simeoni, p. 15; Chronicon Estense cum additamentis usque ad annum 1478, ibid., XV, 3, a cura di G. Bertoni - E. P. Vicini, p. 141: 165, 177, 180, 182 e ss.; Iohannis de Bazano, Chronicon Mutinense, a cura di T. Casini, ibid., XV, 4, pp. 151 e ss.; Annales Veteres Mutiniensium in Rer. Ital. Script., XI, Milano 1727, 82 e seg. T. F. Mommsen, Italienische Analekten zur Reichsgeschichte des 14. Jahrhunderts (1310-1378), Stuttgart 1952, pp. 117 s., 127; Archivio di Stato di Modena, Archivio Segreto Estense. Sezione "Casa e Stato". Inventario, Roma 1953, pp. 136 s.; L. A. Muratori, Delle antichità estensi ed italiane..., II, Modena 1740, pp. 17-145;

Studi: P. Bertolini, Este, Aldobrandino, (sub voce) in Dizionario biografico degli Italiani, XLIII, Ist. Enc. Italiana, Roma, 1993; G. Tiraboschi, Memorie storiche modenesi..., III, Modena 1794, pp. 25 s., 28, 38 s.; A. Frizzi, Memorie per la storia di Ferrara, III, Ferrara 1850, pp. 315-344; F. Filippini, Il Cardinale Egidio Albornoz, Bologna 1933, pp. 255-256; G. Gruyer, L'art ferrarais à l'époque des princes d'Este, I, Paris 1897, p. 9; B. Cessi, Un trattato fra Carraresi ed Estensi (1354), in «Nuovo Archivio veneto», n.s., IV (1904), pp. 410-417 passim; G. Carducci, La coltura estense e la gioventù dell'Ariosto, in Ediz. naz. d. opere, XIII, p. 39; L. Simeoni, Le signorie, I, Milano 1950, pp. 248 s.; F. Cognasso, L'unificazione della Lombardia sotto Milano, in Storia di Milano, V, [Milano 1955], pp. 366 s., 374 ss., 378, 380, 384 s., 392 s., 399, 401, 405, 408, 412, 418; L. Chiappini, Gli Estensi, [Milano] 1967, pp. 67 s., e tav. VIII; Storia di Ferrara, a cura di A. Vasina, [Padova] 1987, ad Indicem; W. L. Gundersheimer, Ferrara estense. Lo stile del potere, Ferrara-Modena 1988, p. 28; T. Dean, Terra e potere a Ferrara nel Tardo Medioevo. Il dominio estense: 1350-1450, Modena-Ferrara 1990, pp. 20, 22, 62, 91, 98n; P. Litta, Le famiglie celebri ital., (sub voce) Este, tav. X.


Apporti nuovi di conoscenza:

Note eventuali: