Bentivoglio


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Origine e profilo sociale:

 

I primi Bentivoglio di cui abbiamo notizia, nella seconda metà del Duecento e nel primo Trecento, erano tutti iscritti alla corporazione dei beccai, ma già a partire dalla fine del Duecento diversi esponenti della famiglia furono notai e iscritti alla relativa arte (nell’estimo del 1296-1297 Ivano di Bentivoglio figura come notaio e beccaio). La connessione antica con queste due arti si mantenne nel corso di tutto il Trecento e oltre: Antonio fu dottore in legge e dal 1418 docente presso lo Studio di diritto civile, prima dell’esilio e della carriera di condottiero. Negli anni ottanta del Duecento un Niccolò figlio di Bentivoglio fu due volte degli Anziani. La famiglia iniziava ad acquistare un qualche peso politico: nel 1306 e nel 1320 alcuni suoi membri si opposero a Romeo Pepoli e furono perciò banditi. Nell’ultimo quarantennio del Trecento Antoniolo Bentivoglio fu un oppositore del governo visconteo sulla città e, invece, favorevole alla successiva restaurazione dell’autorità pontificia con l’Albornoz: partecipò all’ambasceria inviata da Bologna ad Avignone per omaggiare il neoeletto pontefice Gregorio XI. Due figli di Antoniolo ebbero un ruolo politico rilevante. Salvuzzo fu a capo della rivolta dei Raspanti nel 1376, subito dopo la caduta del governo papale sulla città: per poco non ne divenne signore. L’impresa riuscì per breve tempo a Giovanni I, ultimogenito di Antoniolo, già gonfaloniere e membro degli Anziani, nel 1399 dei Dieci della Pace. Per la sua ascesa al potere determinante fu l’appoggio delle arti, in particolare quella dei beccai, ma anche l’alleanza con i Maltraversi, la fazione che aveva espresso l’effimero potere di Carlo Zambeccari, fino a pochi mesi prima suo avversario.

Antoniolo è definito “nobilis” nel suo testamento, nel 1374, ma ancora fino alla fine del Trecento i matrimoni a noi noti sembrano mostrare un profilo sociale della famiglia estraneo all’élite bolognese: i Bentivoglio sposavano donne di famiglie spesso benestanti, a volte del contado, in ogni caso di origini modeste. Solo con Giovanni I le politiche matrimoniali del gruppo virano verso l’alto, grazie al legame con Margherita Guidotti, discendente da una famiglia bolognese di antica tradizione. Un ulteriore salto di qualità avvenne a partire dalla generazione successiva, quando la politica matrimoniale della famiglia si aprì a unioni estranee all’ambito bolognese e di livello incomparabilmente più alto, espressione della trasformazione in atto nel profilo sociale dei Bentivoglio. Annibale (I) sposò una Visconti, Donnina; Sante la dodicenne Ginevra Sforza, poi di nuovo sposa di Giovanni II, figlio di Annibale e succeduto a Sante. I matrimoni dei numerosi figli di Ginevra e Giovanni II mostrano una rete di relazioni che inserisce a pieno titolo i Bentivoglio nel milieu dei signori cittadini, attraverso i legami con Estensi, Sforza, Manfredi, Malatesta, Gonzaga, Pio.

I Bentivoglio non sembrano mai essere stati una consorteria caratterizzata da un unico indirizzo politico, come lo erano stati i Pepoli nei primi decenni del Trecento. Si è detto del diverso atteggiamento di Antoniolo e di suo figlio Salvuzzo nei confronti del dominio papale. All’inizio del Quattrocento sia Bente figlio di Andrea, sia l’altro Bente figlio di Bente si opposero all’ascesa di Giovanni I e poi si adoperarono, con successo, per la fine della sua breve signoria. Dopo la morte di Giovanni I, Ludovico rifiutò di prendere il comando del gruppo parentale e criticò aspramente la concessione pontificia ad Antonio dell’imposta sull’attività di cambio, che di fatto sanciva una preminenza politica individuale di Antonio sulla città. Ancora due generazioni dopo, i figli di Giovanni II e di Ginevra Sforza espressero posizioni ben differenziate sulle alleanze da stringere in occasione della discesa di Carlo VIII in Italia.



Espansione territoriale della dominazione e suo sviluppo cronologico:

Bologna.



Modalit? delle successioni:
Castelli e basi militari nel contado:

Nel 1420 Antonio Bentivoglio ottenne Castelbolognese come feudo a titolo personale dal papa. Nel 1423 fu costretto all’esilio dal legato papale e perse il dominio del centro, che in quegli anni era divenuto un polo di attrazione per tutti gli oppositori al governo papale su Bologna.


Risorse e iniziative economiche:

Ai decenni fra Due e Trecento risale una notevolissima crescita economica della famiglia. Alcuni Bentivoglio furono in quel periodo anche prestatori, ma il grosso delle loro fortune derivava dall’attività tradizionale di macelleria, svolta con un banco di proprietà della famiglia presso la piazza del comune, oltre che dai proventi di case in città e terre nel contado, per lo più situate nel quadrante a Nord-Est di Bologna. Nel testamento di Antoniolo (1374) spiccano le clausole finalizzate a conservare una gestione condivisa (“per stirpem”) del patrimonio fra gli eredi. Certo i diversi rami della famiglia concentravano le loro abitazioni in un’area ristretta, su Strada San Donato e il vicino Borgo della Paglia, ma non abbiamo elementi per dire quanto forte fosse il grado di solidarietà nella gestione economica nel corso del Quattrocento, quando l’attività politica divenne essa stessa fonte di reddito per la famiglia. Nel 1412 il giovane Antonio Bentivoglio ricevette dal pontefice la concessione dell’imposta sull’attività di cambio, probabilmente in compenso del ruolo di mediazione svolto fra Bologna e la santa Sede dopo una rivolta promossa dall’Arte dei beccai. La concessione fu rinnovata nel 1438 ad Annibale Bentivoglio, che nel 1443 ottenne anche per cinque anni i proventi del “Dazio delle carteselle”, che colpiva la stipula di alcuni tipi di contratto. Di certo a partire da Annibale I e poi con Giovanni II, le condotte militari costituirono un’attività fondamentale, probabilmente la più importante dal punto di vista economico, per i Bentivoglio più impegnati politicamente.


Principali risorse documentarie:

Archivio di Stato di Bologna, Provvigioni e riformagioni cartacee; Archivio di Stato di Bologna, Estimi generali; Archivio di Stato di Bologna, Comune, Archivio del capitano del popolo, Libri matricularum; Archivio di Stato di Bologna, Estimi generali della città 1296-7; Archivio di Stato di Bologna, Estimi generali della città 1304-5; Archivio di Stato di Bologna, Estimi generali della città 1315-16; Archivio di Stato di Bologna, Estimi generali della città 1329.


Bibliografia delle edizioni di fonti e degli studi:

Fonti: Carteggio tra i Bentivoglio e gli Estensi dal 1401 al 1452 esistente nell’Archivio di Stato in Modena. Parte prima, a cura di U. Dallari, in Atti e Mem. d. R. Deputaz. di storia patria per le prov. di Romagna, s. 3, XVIII (1900), pp. 1-88, 285-332; Carteggio tra i Bentivoglio e gli Estensi dal 1401 al 1452 esistente nell’Archivio di Stato in Modena. Parte seconda, a cura di U. Dallari, ibid., s. 3, XIX (1901), pp. 345-355; M. Griffoni, Memoriale historicum de rebus Bononiensium, a cura di L. Frati e A. Sorbelli, Rerum Italicarum Scriptores, II ed., XVIII/2, Città di Castello 1902; Cronica gestorum ac factorum memorabilium civitatis Bononie edita a fratre Hyeronimus de Bursellis…, ibid., XXIII/2, a cura di A. Sorbelli, 1912-1929.

Studi:

F. Bosdari, Il comune di Bologna alla fine del secolo XIV, in «Atti e Mem. d. R. Deputaz. di storia patria per le prov. di Romagna», s. 4, IV (1914), pp. 123-188; Id., Giovanni I Bentivoglio signore di Bologna, ibid., s. 4, V (1915), pp. 199-307; Id., I primordi della signoria di Giovanni II Bentivoglio a Bologna (1463-1467), ibid., n. s., III (1951-1953), pp. 181-203; G. Fasoli, I Bentivoglio, Firenze 1936; G. Orlandelli, Note di storia economica sulla signoria dei Bentivoglio, in «Atti e Mem. d. Deputaz. di storia patria per le prov. di Romagna», n. s., III (1951-1952), pp. 207-309; C. M. Ady, The Bentivoglio of Bologna. A study in Despotism, London 1937, tr. it. I Bentivoglio, Milano 1965; O. Banti, Bentivoglio, Giovanni, in DBI, VIII (1966); F. Bocchi, I Bentivoglio da cittadini a signori, in «Atti e Mem. d. Deputaz. di storia patria per le prov. di Romagna», n. s., XIII (1971), pp. 43- 64; Eadem, Una fonte di reddito dei Bentivoglio: le condotte militari, ibid., n. s., XX (1969), pp. 429-442; Eadem, Il potere economico dei Bentivoglio alla fine della loro signoria, in «Il carrobbio: rivista di studi bolognesi», II (1976), pp. 77-89; Eadem, Il Quattrocento e i Bentivoglio, allegato a Bologna incontri: mensile dell’ente provinciale per il turismo di Bologna, 6 (1980); A. Sorbelli, I Bentivoglio signori di Bologna, a cura di M. Bacci, Bologna 1987; A. De Benedictis, «… sendo la parte de’ Bentivogli et confirmata et unita»: per una storia del costituirsi dei rapporti di potere in una realtà della prima età moderna, in «Familia» del principe e famiglia aristocratica, II, a cura di C. Mozzarelli, Roma 1988, pp. 437-469; Eadem, Lo “stato popolare di libertà”: pratica di governo e cultura di governo (1376-1506), in Storia di Bologna, dir. R. Zangheri, 2, Bologna nel Medioevo, a cura di O. Capitani, Bologna 2007, pp. 899-950; R. Dondarini, Il tramonto del comune e la signoria bentivolesca, in Atlante storico delle città italiane, Emilia-Romagna, 2, Bologna, a cura di F. Bocchi, III, R. Dondarini – C. De Angelis, Da una crisi all’altra (secoli XIV-XVII), Bologna 1997, pp. 41-56; I. Robertson, Tiranny under the Mantle of St. Peter. Pope Paul II and Bologna, Turnhout 2002;  Il carteggio di Gerardo Cerruti, oratore sforzesco a Bologna (1470-1474), a cura di T. Duranti, Bologna 2007; T. Duranti, Un compromesso per il privilegio: il rapporto tra Giovanni II Bentivoglio e i sedici riformatori dello Stato di libertà in Bologna, in «Nuova Rivista Storica», XCII (2008), pp. 713-742.


Membri della famiglia:

Note eventuali: