Polenta, Ostasio da


di:
Estremi anagrafici:

?-1346.



Durata cronologica della dominazione:

1322-1329, 1333-1346.



Espansione territoriale della dominazione:

Ravenna.

Origine e profilo della famiglia:

Vedi scheda famiglia da Polenta. Ostasio era figlio di Bernardino, fratello di Lamberto da Polenta.


Titoli formali:

Capitaneus et defensor civitatis (1322); potestas et capitaneus (1324); podestà (1326); potestas, capitaneus et defensor civitatis (1327); capitaneus et defensor civitatis et districtus Ravenne (1328); dominus (1333); dominus e podestà (1336-1340); nessun titolo [podestà il figlio Bernardino] (1341-1346).


Modalità di accesso al potere:

Alla morte di Lamberto P., nel 1316, a Ostasio, figlio di Bernardino, fratello di Lamberto, fu destinato il dominio su Cervia, mentre Guido Novello, figlio di un altro fratello di Lamberto, raccolse l’eredità dello zio a Ravenna. Ostasio prese il potere a Ravenna nel settembre del 1322, inseguito a un colpo di mano organizzato con l’appoggio dei Malatesta e di Ugolino conte di Cunio, che portò anche all’uccisione di Rinaldo, fratello di Guido Novello, arcivescovo eletto di Ravenna.


Legittimazioni:

Già all’indomani del colpo di mano del 1322, Ostasio mostrò di voler andare oltre le forme entro le quali i P. avevano fino a quel momento esercitato il proprio dominio su Ravenna. Egli non si fece infatti eleggere podestà, ma prese il titolo di capitaneus et defensor civitatis. Negli anni successivi tornò a ricoprire la carica di podestà, ma per lo più abbinata a quella di capitano e difensore. È evidente, insomma, che Ostasio considerava l’ufficio del podestà, le cui prerogative erano rigidamente definite dagli statuti e dalla tradizione comunale, inadeguato a sostenere il suo progetto di potere. Tale progetto fu sul punto di realizzarsi nel 1327, quando il P. promosse la compilazione di una nuova redazione degli statuti del comune di Ravenna. Mischiata tra le rubriche riguardanti gli ufficiali comunali, ne fu inserita una, la numero 14, che riportava i termini dell’elezione, avvenuta probabilmente nell’ambito del consiglio generale, di Ostasio a capitanus et deffensor (sic) civitatis et districtus Ravenne per dieci anni. A Ostasio erano trasmessi pieni poteri per tutto ciò che concerneva la custodia della città. Egli cioè poteva prendere qualsiasi provvedimento gli sembrasse opportuno per garantire la difesa di Ravenna e del suo territorio da nemici interni ed esterni. Soprattutto, gli veniva concessa la facoltà di giudicare e di punire come meglio credeva coloro che fossero sospettati di tramare contro la città o di congiurare con i nemici e i ribelli del Comune. Dal punto di vista giuridico, potremmo dire che a Ostasio veniva concesso l’arbitrium in relazione a tutto ciò che concerneva la custodia della città, anche se il termine arbitrium non compare nel testo delle rubrica. Al P.  veniva insomma riconosciuta una sfera specifica di giurisdizione. La iurisdictio di Ostasio era solo in apparenza più limitata di quella attribuita, per esempio, al podestà, perché circoscritta a un ambito particolare. In realtà, questo ambito, la difesa della città dagli attacchi esterni e dai nemici interni, era considerato di importanza vitale. La trasmissione di poteri arbitrari in questa sfera significava la concessione di una grandissima libertà di azione, di un potere molto più incisivo di quello del podestà, perché assai meno definito e regolato. In questo senso, Ostasio tentava, con una certa precocità, un esperimento di legittimazione giuridica dei poteri signorili che sarebbe stato portato avanti in forme simili, nel corso del Trecento, in molte altre città italiane.

Nel 1334, in seguito al ritorno al potere del P. dopo l’interruzione imposta dal legato papale Bertrand du Poujet, questa rubrica fu rivista. Fu eliminato ogni riferimento al titolo di capitaneus et defensor, che in effetti Ostasio non portò più dopo il 1333. Le correzioni apportate in questa occasione resero il testo più preciso e accurato dal punto di vista della terminologia giuridica. Innanzitutto, il titolo della rubrica fu modificato, da «de ellectione capitanei civitatis Ravenne et ipsius officium et salario» a «de arbitrio et potestate concessa per comune Ravenne nobili viro domino Ostasio ecc.», inserendo dunque un esplicito riferimento all’arbitrium. Inoltre, alcuni vocaboli più generici furono sostituiti con il verbo voluere e il corrispondente sostantivo voluntas, spie lessicali, nelle riflessioni dei giuristi, dell’arbitium liberum. La maggiore precisione, che svela un intervento diretto di esperti di diritto nell’opera di correzione, non toglie che, con l’abbandono definitivo del titolo di capitaneus et defensor, la coerenza giuridica complessiva della rubrica uscisse decisamente indebolita. Dopo la svolta del 1333, lo sforzo di elaborare un nuovo inquadramento giuridico per il dominio signorile dei da Polenta risultò alquanto appannato.


Caratteristiche del sistema di governo:

Vedi anche scheda Guido Minore P. Gli statuti del 1327 attribuivano poteri molto incisivi a Ostasio, che egli conservò anche dopo la revisione del 1334, e le probabili altre correzioni, non sostanziali, degli anni successivi. In qualità di capitano e difensore della città, egli nominava l’ufficiale forestiero super custodia civitatis e anche l’ufficiale forestiero super gabellis et daciis comunis Ravenne, poiché i termini della sua elezione, riportati nella rubrica 14, gli conferivano anche il compito di assicurarsi, con i mezzi che gli parevano più adeguati, che tutti gli introiti fiscali giungessero effettivamente nelle casse comunali. Ma Ostasio si riservava anche altri poteri non direttamente collegati con il suo officium, in particolare la scelta del cancelliere del comune, che ricopriva un incarico di estrema delicatezza, perché era il custode della memoria istituzionale della città, e l’approvazione dell’elezione del podestà. Nessun consiglio, assemblea o commissione si poteva riunire senza il consenso di Ostasio o dei suoi figli, e senza la loro presenza, se essi erano interessati a presenziarvi.

Nel 1327 il numero dei consiglieri del consiglio generale fu innalzato da250 a310, e quello dei consiglieri della credenza abbassato da 70 a60. In una successiva revisione, tuttavia, il numero dei partecipanti al consiglio generale fu fissato a 400, quello dei membri della credenza a 90. Come già nel Duecento, il seggio consiliare era vitalizio. L’ampliamento dei consigli va dunque letto come un tentativo di gratificare le famiglie del patriziato cittadino con una più ampia presenza nelle istituzioni, consolidando il loro consenso nei confronti del signore e della sua famiglia.

Già Guido Novello aveva avuto la consuetudine di servirsi, per imporre la propria linea politica, di commissioni di sapientes, da lui stesso nominate per affrontare le questioni più varie. Negli statuti di Ostasio il ruolo dei savi sembra avviato a un maggiore livello di formalizzazione. In particolare, la rubrica 99 stabiliva che qualsiasi proposta di spesa straordinaria dovesse essere approvata da dodici sapientes nominati dal capitaneus et defensor, e successivamente dal consiglio di credenza, prima di passare attraverso consiglio generale.


Sistemi di alleanza:

Ostasio fu il primo da Polenta a tentare di dare alla sua politica delle alleanze una dimensione che oltrepassasse la Romagna, e a inserirsi nelle lotte politiche tra le potenze dell’Italia settentrionale. Egli infatti tra il 1336 e il 1339 fece parte di un’alleanza promossa da Venezia e Firenze contro i della Scala, finalizzata alla restaurazione della signoria dei da Carrara su Padova, e che comprendeva anche Azzo Visconti signore di Milano, Obizzo II e Niccolò d’Este signori di Ferrara e Modena, Luigi Gonzaga e i suoi figli signori di Modena e Reggio. Fu probabilmente dovuto all’iniziativa di Ostasio il matrimonio, nel 1342, di Costanza, figlia dell’ormai defunto Guido Novello, proprio con Iacopo di Niccolò dei da Carrara, tornati signori di Padova.

Pandolfo, figlio di Ostasio, sposò Bartolomea degli Alidosi, signori di Imola. La figlia Samaritana sposò Stefano di Bertolo conte di Signa. In questa generazione, inoltre, i da Polenta strinsero un doppio legame matrimoniale con una delle famiglie più in vista del patriziato ravennate, i Balbi: Caterina sposò Verterio Balbi, e Bernardino sposò in seconde nozze Maddalena Balbi. Questa scelta è la conferma che in questa fase, che era stata inaugurata dall’eliminazione violenta, da parte di Ostasio, dei suoi congiunti, e dalla repressione dei loro partigiani, il consolidamento del consenso interno veniva considerato altrettanto importante delle alleanze esterne.


Cariche politiche ricoperte in altre citt?:

Legami e controllo degli enti ecclesiastici, devozioni, culti religiosi:

Il fratello di Ostasio, Guglielmo, fu fino alla morte, nel 1337, priore della chiesa di Santa Maria in Porto Fuori, uno dei più ricchi e importanti enti ecclesiastici del Ravennate. Tuttavia, dopo l’uccisione, per mano dello stesso Ostasio, del cugino Rinaldo, arcivescovo eletto di Ravenna, la strategia di penetrazione della famiglia nella chiesa cittadina, che aveva fatto notevoli passi avanti negli anni di Guido Novello, subì una battuta d’arresto, anche per i rapporti sempre più tesi del P. con la S. Sede. Degli otto figli di Ostasio solo Giovanna, a quanto pare, fu avviata alla carriera ecclesiastica, e divenne in seguito badessa del monastero di Sant’Andrea di Ravenna.


Politica urbanistica e monumentale:

Politica culturale:

A quanto sembra, i P. non promossero nessun intervento urbanistico di rilievo. Essi possono tuttavia essere considerati gli ispiratori di un rinnovamento artistico che coinvolse la città proprio negli anni di Ostasio.  A partire dalla fine degli anni ’20, e fino a gran parte degli anni ’40, furono attive a Ravenna maestranze riminesi, impegnate nella realizzazione di diversi cicli pittorici nelle chiese cittadine. Dalla fine del Duecento, Rimini era un affermato centro pittorico, e l’attrazione culturale che esso esercitava su Ravenna era incoraggiata dalle consolidate relazioni dei P. con i Malatesta. Questa stagione artistica fu stimolata in particolare dalla presenza in città di Pietro da Rimini, personalità artistica di alto livello, attiva, non a caso, in tre chiese strettamente legate alla famiglia dei signori di Ravenna: S. Chiara, fondata da Chiara da Polenta negli anni ’60-’70 del Duecento, S. Francesco, la chiesa più cara ai P., scelta anche per le loro sepolture, e S. Maria in Porto Fuori, proprio negli anni in cui fu priore Guglielmo, fratello di Ostasio.  


Consenso e dissensi:

Giudizi dei contemporanei:

Fine della dominazione:

Morte.


Principali risorse documentarie:

Presso l’Istituzione Biblioteca Cassense di Ravenna: Archivio storico comunale di Ravenn. Presso l’Archivio Diocesano di Ravenna-Cervia: Archivio Arcivescovile di Ravenna – degni di particolare interesse il ricco fondo pergamenaceo e i registri della Mensa arcivescovile – ; Archivio del Capitolo della Cattedrale. Presso l’Archivio di Stato di Ravenna: Atti dei notai ( a partire dal 1306); archivi delle corporazioni religiose soppresse.

Molti documenti delle varie raccolte cittadine sono stati pubblicati o regestati da M. Fantuzzi e A. Tarlazzi (vedi bibliografia).


Bibliografia delle edizioni di fonti e degli studi:

Fonti: G. Rossi, Historiarum Ravennatum libri decem, hac altera edizione liber undecimo acti…, Venetiis 1589; Spicilegium Ravennatis historiae, sive monumentat historica ad ecclesiam et urbem Ravennatem spectantia, a cura di L. A. Muratori, RIS, I.II, Mediolani 1725, pp. 527-583; M. Fantuzzi, Monumenti ravennati de’ secoli di mezzo per la maggior parte inediti, 6 voll., Venezia 1801-1804; Statuti del Comune di Ravenna, a cura di A. Tarlazzi, Ravenna 1866; A. Tarlazzi, Appendice ai monumenti ravennati dei secoli di mezzo del conte Marco Fantuzzi, Ravenna 1876; Documenti inediti sul castello di Polenta, a cura di S. Bernicoli, Ravenna 1897; Statuto del secolo XIII del Comune di Ravenna pubblicato di nuovo con correzioni, indice e note, a cura di A. Zoli e S. Bernicoli, Ravenna 1904; Statuto ravennate di Ostasio da Polenta (1327-1346), a cura di U. Zaccarini, Bologna 1998.

Studi: S. Bernicoli, Governi di Ravenna e di Romagna dalla fine del secolo XII alla fine del secolo XIX. Tavole di cronologia, Ravenna 1898; F. Crosara, I poteri di Ostasio da Polenta “capitaneus et defensor civitatis” nel codice inedito degli Statuti di Ravenna, in «Felix Ravenna», a. 1951, pp. 67-80; Id., La “concordia inter clericos et laycos de Ravenna” negli statuti di Ostasio da Polenta, in «Studi romagnoli», 3 (1952), pp. 31-61; U. Foschi, Un secolo di signoria dei Polentani su Cervia: 1285-1383, in «Bollettino economico della camera di commercio», 2 (1962); A. Torre, I Polentani fino al tempo di Dante, Firenze 1966; M. Tabanelli, L’aquila da Polenta: storia della famiglia da Polenta, Faenza 1974; L. Lega, Catasti ed estimi ravennati da Lamberto da Polenta alla dominazione veneziana, in «Atti e memorie della Dep. di storia patria per le province di Romagna», 26 (1976), pp. 180-212; Repertorio della cronachistica emiliano-romagnola (secc. IX-XV), a cura di B. Andreolli et al., Roma 1991; A. I. Pini, Il Comune di Ravenna fra episcopio e aristocrazia cittadina, in Storia di Ravenna, III: Dal Mille alla fine della signoria polentana, a cura di A. Vasina, Venezia 1993, pp. 201-253; A. Vasina, Dai Traversari ai da Polenta: Ravenna nel periodo di affermazione della signoria cittadina, in Storia di Ravenna, III: Dal Mille alla fine della signoria polentana, a cura di A. Vasina, Venezia 1993, pp. 555-603; Repertorio degli statuti comunali emiliani e romagnoli, secc. XII-XVI, a cura di A. Vasina, Roma 1997.


Apporti nuovi di conoscenza:

Note eventuali: